13/06/2002 - IL PROBLEMA EDUCATIVO E SCOLASTICO SECONDO I FRATELLI STURZO
Autore: Prof S. Latora  -  Sede: catania

1- Il problema scolastico dopo l'unità d'Italia

All'indomani della proclamazione del Regno d'Italia ( 17-3- 1861), il problema scolastico diventa uno dei nodi più importanti del nuovo stato che lo considera un campo di azione indispensabile per formare la nuova classe dirigente e per allargare le basi del consenso.
L'indirizzo del nuovo stato, per motivi storici ed ideologici, è di decisa "secolarizzazione", basta considerare lo scioglimento delle corporazioni religiose (1866) e il centralismo istituzionale che viene realizzato con le leggi di unificazione amministrativa (1865) come misura per superare lo spezzettamento degli stati regionali.
Da ciò consegue anche il centralismo in materia scolastica (Legge Casati del 1859) come espressione del nuovo stato liberale.
La Legge Casati, detta così dal nome del ministro dell'istruzione pubblica del Regno di Sardegna, Gabrio Casati, nata per i territori sabaudi e per la Lombardia viene estesa, dopo l'unificazione, anche alle altre regioni della penisola. Essa attribuiva ampi poteri decisionali e discrezionali al ministro della pubblica istruzione e riconosceva come unica forma di decentramento quella burocratica
Affidava ai comuni la gestione delle scuole elementari, il cui corso gratuito era di durata quadriennale; alle province l'istruzione secondaria tecnica, mentre riservava allo stato la gestione e il controllo dell'istruzione secondaria classica (ginnasio-liceo) e dell'Università.. Ignorava l'istruzione professionale, la cui competenza spettava al Ministero dell'Agricoltura e del Commercio.
Si muoveva ancora sull'indirizzo di tipo confessionale, infatti prevedeva l'insegnamento religioso obbligatorio (con possibilità di esonero su richiesta della famiglia), impartito dal maestro di classe, mentre l'esame aveva luogo in presenza del parroco; nelle superiori l'insegnamento religioso veniva impartito dal Direttore spirituale. L'obbligo scolastico era limitato ai primi due anni delle elementari; era riconosciuto ai padri di famiglia il diritto di istruire privatamente i propri figli .
Il criterio della legge Casati era, come si è visto, quello dell'accentramento e non certo dell'autonomia scolastica come nel modello inglese; tuttavia, bisogna aggiungere che nel settore della secondaria essa permetteva di aprire scuole libere, purché i professori avessero gli stessi requisiti di quelli della scuola pubblica, si trattava, quindi, di una "libertà vigilata".

La laicizzazione dello Stato.
Nell'ambito di questo nuovo indirizzo politico, che viene indicato come " secolarizzazione dello stato" ( A. Gaudio) , vanno indicate alcune svolte decisive della legislazione scolastica.
Prima fra tutte quella rappresentata dal D.L. del 10 ottobre 1867, siamo nel periodo della Destra storica ( 1861- 1876 ), cioè di quella linea politica dei governanti cavouriani che, pur con alcuni limiti, ebbero degli innegabili meriti, per il modo con cui venne affrontato il problema dell'organizzazione del nuovo stato italiano.
Allora vennero sanciti due provvedimenti che costituivano il necessario amalgama per la unificazione della nuova realtà statuale: a) la obbligatorietà in tutta l'Italia della lingua italiana; b) l'imposizione del sistema metrico decimale. Si cercava così di abolire ufficialmente quella varietà di dialetti e molteplicità di pesi e misure locali che facevano della penisola un mosaico inestricabile!
Se dal lato del perseguimento dell'unità nazionale tali misure sembrano legittime, siamo però ancora ben lontani da una concezione pluralistica, secondo cui la diversità, oltre che salvaguardia della originale libertà individuale, costituisce una grande ricchezza che serve ad alimentare la stessa unità. Prevalse allora, per motivi di opportunità politica la tesi dell'accentramento con i limiti che la storiografia ha indicato come piemontesismo.
Alcuni passi ancora sulla via della laicizzazione e secolarizzazione dello stato sono rappresentati dalla circolare del ministro della P.I. Cesare Correnti del 1870, il quale, rovesciando il contenuto della legge Casati, sanciva che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari poteva essere impartito solo su richiesta; nel 1873, poi, sotto lo stesso ministro, il Parlamento aboliva le facoltà teologiche di stato e, cosa paradossale, con il consenso dei cattolici intransigenti, che auspicavano l'insegnamento della teologia sotto l'esclusivo controllo della Chiesa!
Con l'avvento della Sinistra storica ( Depretis: 1876-'87; Crispi: 1887-'96 ) viene accentuato il carattere della laicizzazione dello stato e la lotta contro il clericalismo.
In campo scolastico, il 15 luglio 1877, con la legge Coppino, l'istruzione religiosa non è più tra le materie obbligatorie, e al suo posto viene introdotta una nuova disciplina di morale civile, riguardante i doveri dell'uomo e del cittadino. Viene abolita pure la figura del Direttore spirituale nelle scuole superiori: ginnasi, licei e istituti tecnici.
Questa Sinistra, che come la Destra, non è ancora un partito moderno con una formale struttura organizzativa, ma è costituita da almeno tre aspetti: da un movimento di opinione, da un comitato elettorale e da un gruppo parlamentare non sempre omogeneo, espressione però, come è stato detto, del blocco agrario-industriale delle classi dominanti, si è mostrata più attenta ai fenomeni sociali.
Infatti, nel campo che ci interessa, l'obbligo scolastico, sancito fino all'età di 9 anni, passava da 2 a 3 anni, mentre l'intero corso elementare da 4 anni veniva portato a 5 anni.
Sotto i ministeri di Giolitti (1903-1914) veniva compiuta un'ulteriore svolta importante, con l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino al dodicesimo anno, con la istituzione della V e VI classe elementare ( Legge Orlando, 1904), e, nel senso dell'accentramento statale, con la legge Daneo-Credaro (1911), con la quale anche le scuole primarie venivano poste sotto la giurisdizione dello Stato ( tranne i capoluoghi di provincia, se avessero voluto).
Le scuole venivano così sottratte ai comuni e poste sotto l'amministrazione del Consiglio scolastico Provinciale, presieduto dal Provveditore agli Studi; in ogni comune venivano istituiti i Patronati scolastici per la lotta all'analfabetismo.
Nello stesso anno 1911, con la legge del 21 luglio, vengono istituiti i Licei moderni ( tolto il greco, introdotte le lingue straniere più il disegno, la matematica e la fisica).
In seguito dai Licei moderni più la sezione fisico- matematica degli Istituti tecnici, avrà origine il gentiliano, Liceo scientifico .

I Cattolici: resistenza e opposizione in campo scolastico.

E' chiaro che i cattolici non possono seguire tali indirizzi in campo scolastico sia per la centralità che essi attribuiscono al ruolo educativo della famiglia sia per l'importanza fondamentale che per loro riveste l'insegnamento della religione nell'ambito delle materie scolastiche.
Quando però si sostiene che essi difendono la libertà di insegnamento, si danno affermazioni un po' affrettate, perché in realtà il criterio della libertà veniva accettato solo per necessità e non come principio fondamentale ( Pio IX : Allocuzione alla gioventù cattolica del 6 gennaio 1875) oppure come principio "che si poteva solo tollerare" ( Leone XIII, Enciclica Libertas del 20/6 1888 ).
Quindi l'opposizione dei cattolici, che si andavano organizzando nell'Opera dei Congressi, sotto la guida di Vito D'Ondes Reggio e poi di Tovini e di Rezzara, i quali reclamavano il diritto prioritario della famiglia alla educazione dei figli, va intesa nel senso di una fedeltà alle indicazioni della Santa Sede. Allora infatti si distingueva tra "tesi", cioè principi irrinunciabili, e "ipotesi", come la libertà, da accettarsi solo per necessità. Sotto il problema scolastico c'è la contestazione politica dei cattolici intransigenti nei confronti delle istituzioni, i cui rappresentanti manifestavano chiara avversione alla Chiesa; tuttavia i più avveduti consigliavano ai seguaci di partecipare alle elezioni amministrative in modo da influire sulla scelta degli insegnanti nelle scuole dell'obbligo che allora dipendevano dai comuni. E se " alcuni esponenti del transigentismo giungevano a sostenere che conveniva restare nelle istituzioni statali anziché rinchiudersi nelle proprie, si rileva come neppure il mondo conciliatorista si fosse liberato da una mentalità di stampo confessionale " .
Il mondo cattolico però è molteplice e variegato, perciò l'atteggiamento di alcuni di essi non era di semplice resistenza di fronte alla statizzazione della scuola elementare. " In effetti, per merito di uomini come Meda e Sturzo, allora particolarmente attivi nell'Associazione dei comuni italiani, o di movimenti come la Lega Democratica Nazionale, non solo si propendeva a rivalutare l'esperienza dello Stato ma ci si rendeva altresì conto che società politica ed enti locali, lungi dal porsi in antitesi, avevano tutto l'interesse a trovare forma di reciproca integrazione " .

L'originalità di L. Sturzo: un progetto politico alternativo anche in campo scolastico.

La posizione diversa e originale del futuro fondatore del Partito Popolare si manifestò in occasione del XII Congresso Nazionale dell'Associazione dei Comuni Italiani, svoltosi a Milano nel 1913, quando propose di assumere la legge Daneo-Credaro , perché sul piano finanziario avrebbe avuto compiti di integrazione e di cooperazione con quelli dei Comuni, " Il commento di Sturzo introduceva nel dibattito sulla scuola una linea che, pur ponendosi in chiara alternativa con quella scolastica allora prevalente, non aveva però più nulla della polemica antistituzionale con cui, nelle battaglie dei Cattolici dell'Ottocento, la difesa delle autonomie si era spesso caratterizzata. Egli lasciava cioè intendere che se si voleva un reale radicamento dello Stato nella società, il sistema che anche nel campo scolastico occorreva perseguire era non già quello proteso ad esaltare un assetto burocratico, più o meno centralizzato, ma un sistema chiamato piuttosto a mettere i Comuni e l'iniziativa privata in condizione " di concorrere con attività, razionalità, entusiasmo, al lavoro per l'incremento della scuola" " . Tale atteggiamento, chiaro nella linea dei principi da perseguire, ma anche capace di riconoscere quella parte di buono che si riscontrava nell'apporto di altri, sarà costante nell'uomo politico Sturzo: intransigente sui principi, tattico sugli aspetti contingenti..

Consensi e riserve nei giudizi dei Cattolici sulla riforma Gentile della scuola (1922 - 1924 ).

E' questo il titolo di uno dei saggi di L. Pazzaglia nel volume più volte citato.
Il fatto più importante degli anni successivi al primo dopoguerra è certamente costituito dalla Riforma Gentile del 1923, che ha rappresentato una svolta decisiva nel campo educativo e scolastico, la cui struttura e i cui orientamenti sopravvissero anche dopo la caduta del fascismo.
I punti qualificanti della Riforma Gentile possono indicarsi nei seguenti: 1) l'introduzione dell'esame di stato ( anche Croce l'aveva proposto nel 1920, quando ricoprì la carica di Ministro della P.I. sotto la presidenza di Giolitti); 2) la promozione della scuola privata, anche se sotto il controllo statale; 3) l'introduzione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari " secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica e a fondamento e coronamento dell'istruzione primaria".
Secondo Gentile, i bambini hanno bisogno di acquisire la verità in un primo momento sotto forma di simboli e credenze religiose, mentre successivamente, nel periodo delle maturità, si sarebbero rivolti alla ricerca filosofica (anche Croce era di parere simile).
I Cattolici accettarono tali concessioni ma non certo lo spirito generale che animava la riforma, anzi Sturzo rivendicava al suo partito gli aspetti innovativi di quella riforma, quando scriveva:
" Problema posto e imposto da noi politicamente fu l'esame di stato e la libertà scolastica; dico "politicamente", perché come programma e come teoria era patrimonio del pensiero cattolico…tre crisi tolsero a tre ministri ( L'On.le Torre, con la garanzia di Croce; Corbino e Anile ), la possibilità di realizzare una riforma, che doveva poi essere ripresa e condotta a termine da Giovanni Gentile, sotto l'etichetta di quel fascismo, che aveva negata la libertà della scuola proprio nel congresso di Napoli dell'ottobre 1922 che preludiava la marcia su Roma. A parte i molti errori tecnici e psicologici di Gentile e lo spirito idealista che traspare da ogni suo atto, il principio dell'esame di stato è una conquista popolare, la quale non può essere travisata neppure da quella tendenza accentratrice, che non fa dello stato solo l'amministratore della scuola, ma addirittura lo eleva a stato-educazione, a stato-filosofia, a stato-spirito, e che Gentile esalta. Il pensiero e l'attività popolare in materia scolastica non si limitava all'introduzione dell'esame di stato, ma si estendeva a tutto l'ordinamento scolastico" .
E' significativo, a tal proposito, l'O.d.G. del Consiglio Nazionale del PPI, votato nella seduta del 20/12/ 1923 sull'esame della riforma scolastica attuata dal ministro Gentile.
Cinque punti di approvazione e cinque precisi rilievi sulle " disposizioni manchevoli o difettose della riforma, perché al più presto vengano opportunamente corrette e modificate ".
Si approva: 1-" L'introduzione dell'esame di stato nelle scuole medie e nelle università, come avviamento alla completa libertà della scuola ". 2- " Plaude alla integrale restituzione dell'insegnamento catechistico nelle scuole elementari ". ( Anche se all'interno del PPI ci siano posizioni diverse come quella di Francesco Luigi Ferrari, popolare di sinistra, che era più per la libertà di insegnamento che per la introduzione del catechismo nelle scuole ! ). 3- " Riconosce vantaggioso lo sforzo di dare alla scuola privata maggiore libertà …e di associare alle attività comunali e statali quelle degli enti e dei privati per combattere l'analfabetismo ( All'inizio del '900, specialmente nell'Italia meridionale, gli analfabeti raggiungevano circa il 70% della popolazione ). 4- " Ritiene approvabili le disposizioni per una maggiore serietà di studi e una più efficace disciplina morale ". 5- " Augura la parificazione finanziaria dei comuni autonomi in confronto ai non autonomi; e il ritorno dell'amministrazione delle scuole elementari ai comuni ".
Quali i rilievi sulle manchevolezze della riforma? Sono cinque e riguardano i seguenti settori:
1-" Amministrazione scolastica : che sia evitato l'accentramento statale e siano ridate ai consigli scolastici e al consiglio superiore le rappresentanze elettive ". 2- Scuole elementari: che tutti i comuni autonomi e non autonomi abbiano la facoltà di scelta dei propri maestri entro l'elenco dei dichiarati idonei nei concorsi sia comunali che regionali ". 3- " Scuole professionali: invece di moltiplicare inutili corsi popolari ( 6°, 7° ed 8°) o complementari, si sviluppino ancor di più le scuole professionali, specialmente nel mezzogiorno " ( L. Sturzo, durante la sua pro-sindacatura, dal 1905 al '20, aveva promosso alcune iniziative a favore delle classi lavoratrici: la Scuola professionale per la ceramica, mentre l'Istituto tecnico commerciale mirava alla formazione dei quadri amministrativi e la Scuola Pratica di Agricoltura aveva la funzione di modernizzare il settore agricolo calatino: Cfr. U. CHIARAMONTE, Il municipalismo di Luigi Sturzo, Morcelliana, Brescia 1992, pp. 348 ss.). 4- " Scuole medie: che sia lasciata integra la libertà nella compilazione dei programmi e nella scelta dei libri, escludendo la imposizione di programmi dettagliati e fissi da parte del ministero ". 5- " Università : si ritorni alla libertà didattica che in gran parte è lesa dalla nomina dei rettori e dei presidi delle facoltà da parte del governo, dal modo di concorso e di scelta dei professori e dalle condizioni fatte alla libera docenza ". " Infine formula il voto, che lo spirito hegeliano che sembra ispirare la riforma, sia combattuto nel campo degli studi e nelle pratiche realizzazioni, come contrario alla chiara coscienza del pensiero italiano e come in antitesi alla fede cattolica; invita comitati e sezioni del partito a discutere il problema scolastico per formare nel campo popolare una coscienza completa nei riguardi della riforma attuata e del vero concetto della libertà della scuola " .
Le ragioni della non attuazione di tale progetto alternativo di politica scolastica stanno nella crisi interna e soprattutto esterna del PPI, per cui la politica di Sturzo resta una grande utopia capace però di ispirare ed alimentare le azioni future !
Il progetto di Sturzo e del suo partito è quello di una scuola popolare e professionale, contrariamente a quello del Gentile, che mira ad una educazione selettiva, elitaria, aristocratica; due filosofie diverse anzi opposte, tuttavia Sturzo realisticamente accetta l'esame di stato e l'insegnamento del catechismo nelle scuole elementari (per la sostanza delle questioni, si ricordi la polemica di Sturzo con Agostino Gemelli).
Ma, a partire dal 1923, e forse anche prima, il PPI è stato privato del sostegno della Santa Sede, che ha ceduto all'incanto dell'uomo della Provvidenza ( Papa Achille Ratti, Pio XI, 1922-1939); e si è trovato di fronte ad una pluralità di tendenze al suo stesso interno, malgrado gli sforzi quasi titanici del suo fondatore .
" Non c'è da stupirsi che, in tale situazione, Mussolini tendesse a sbarazzarsi dei popolari e a presentarsi agli occhi dei vertici ecclesiastici come l'interlocutore che, meglio di ogni altro, avrebbe potuto secondare la presenza della Chiesa nel paese. Sono ormai di comune conoscenza il colloquio che Mussolini e il card. Gasparri, Segretario di Stato della Santa Sede, ebbero il 19 (o 20) gennaio 1923 e i rapporti che seguirono tra le due parti soprattutto per il tramite del gesuita Tacchi Venturi " .
Mussolini, ormai sicuro, provoca le dimissioni dei popolari dal governo; il 10 luglio del 1923, Sturzo si dimette da segretario del partito e il 25 ottobre del 1924 lascia Roma per Londra per iniziare la vita da esule che dovrà durare 22 anni!
" Mussolini dette una ragione di utilità nazionale ( alla sua azione politica), il senso di concorrere a un'opera comune di salvezza dell'Occidente contro l'espansione bolscevica, insomma la coscienza di incominciare una specie di controriforma borghese nell'accordo con la Chiesa e con il re. ( E' il vecchio mostro del trasformismo! ). Rifiutarsi a questo abbraccio non era facile, eppure Sturzo vi si rifiutò con tenacia, resistendo a tutti gli allettamenti e alle minacce " .
La sua battaglia popolare e meridionalista per riconquistare al cristianesimo la società moderna resta un valido ideale per le future generazioni!
" La storia di Sturzo come grande operatore politico finisce con la sua partenza per l'esilio, nell'ottobre del 1924. Gli anni successivi non sono più inseriti nella storia della società italiana: sono anni di una particolare testimonianza morale, di una singolare presenza pubblicistica ed anche di un'attività politica, ma non esercitata più a livello di partito " .

Luigi Sturzo: un moderno profeta anche nel campo educativo e della legislazione scolastica.

Profeta, nel senso biblico, è colui che decide di rispondere a una chiamata ( vocazione), a cui non può rifiutarsi, anche se spesso come uomo vorrebbe tirarsi indietro; chiamato ad essere la "coscienza critica" del presente e a comunicare al suo popolo i possibili esiti del futuro .
Luigi Sturzo è un profeta moderno, per quanto riguarda la dimensione politica e, nel caso nostro, per i problemi educativi e scolastici, che vanno sempre inquadrati nella storia generale di una nazione.
Questa premessa ci è sembrata necessaria per caratterizzare l'opera sturziana in campo scolastico nel periodo posteriore al suo rientro in Italia. Egli ritiene ineludibili per una corretta educazione e per la vita della scuola, due principi fondamentali: la libertà unita alla responsabilità e in nome di essi conduce le sue battaglie instancabilmente attraverso la stampa e in parlamento, dai banchi del senato.
In una lettera al Direttore de L'Illustrazione italiana del 21/2/1950, egli scrive : " Le mie idee sulla libertà scolastica furono note in Italia, dal tempo che dirigevo il segretariato " Pro Scuola"( dopo il Congresso di Genova del 1908 ), parecchi anni prima della fondazione del partito popolare, e poscia durante l'ardente polemica dei quattro anni e mezzo del mio segretariato politico, quando alla Camera furono contrastati i tre disegni di legge scolastica proposti da Croce, da Corbino e da Anile. Le mie esperienze inglese, olandese, svizzera, belga e americana dal 1924 al 1946 sono state posteriori, e sono servite a confermarmi nella idea che solo la libertà può salvare la scuola in Italia. - Mancano i mezzi per la scuola libera, perché l'Italia è povera ! -. E' vero: ma se gli industriali italiani, invece di buttare il denaro sussidiando giornali politici ( che servono male i loro interessi e peggio gli interessi del paese) fossero spinti dallo spirito di libertà a fondare e a sussidiare scuole; se il fisco adottasse il sistema americano per cui le donazioni a scuole e ad istituti di beneficenza venissero detratte dal netto tassabile annuale; se l'opinione pubblica incoraggiasse i lasciti a tali istituti, l'Italia gareggerebbe con gli altri paesi civili e liberi…Bisogna scegliere o la libertà con tutti i suoi "inconvenienti" ovvero lo statalismo con tutte le sue " oppressività " .
Durante i lavori della Costituente Sturzo discute con competenza e preveggenza gli articoli 27 e 28 già approvati e divenuti poi Articoli 33 e 34 della Costituzione, ritenuti frutto di un compromesso politico, che però possono avere un duplice sbocco possibile, o verso " un più deciso monopolio statale" o " verso una meno impacciata libertà".Ma, pur preferendo la seconda soluzione, egli si lascia guidare da una realistica visione storica, secondo cui: " la scuola di Stato in Italia è talmente stabilita nella sua struttura legislativa e burocratica, che sarebbe non solo vano ma sotto certi aspetti anche dannoso tentare di smontarla. Però è necessaria la sua riforma, se si vuole trarne tutti i vantaggi e farla rispondere ai bisogni del paese " . Sturzo ha descritto altrove (in Politica e morale del 1938) in un tracciato storico profondo, le origini del totalitarismo; qui individua le cause che hanno portato l'Italia verso un crescente monopolio statale nel campo della scuola e che secondo lui sono principalmente tre. " La prima politica: fronteggiare la Chiesa, ritenuta come un ostacolo alla formazione dello Stato italiano e all'attuazione dei principi liberali e unitari a cui lo Stato si andava informando; - la seconda tecnica: formare un corpo insegnante e attuare un metodo e un'attrezzatura scolastica superiore per numero e qualità di quella che esisteva alla unificazione o che potesse allora offrire l'iniziativa privata in gran parte in mano ecclesiastica;- la terza finanziaria: perché l'unico che avesse mezzi disponibili per diffondere l'insegnamento, riformarne i metodi e creare nuovi istituti adatti alle esigenze moderne, era lo Stato, sia per se stesso sia a mezzo degli enti locali, Municipi e Province " .
Entrando poi nei dettagli istituzionali e organizzativi della scuola, Sturzo, mentre prima dell'esilio era per l'esame di stato, ora è contro per le sue degenerazioni; la finalità però è sempre la stessa: il beneficio che ne verrà dalla libertà unita alla responsabilità. E' vero, egli prosegue: " la costituzione prescrive esami di stato "per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi". Purtroppo, l'esame di stato fu proposto trent'anni addietro per potere iniziare la campagna di libertà scolastica; ma per strada si trasformò in nuovi ceppi che bisogna rompere, nonostante la costituzione", dunque " niente affatto esami di Stato, ma esami di Scuola, presso ogni istituto in singolo, dove l'alunno accede per compiere gli studi che desidera fare …Così la libertà verrebbe a produrre tre benefici alla scuola italiana: la selezione degli alunni; la selezione dei professori; la gara dei metodi di insegnamento; benefici che arriveranno a dare agli studi quel proprio valore finalistico che oggi hanno in parte perduto " . I diplomi scolastici non avranno il bollo dello Stato, ma la garanzia dell'istituto di provenienza, statale o non statale che sia. Una volta conseguita la laurea, lo Stato imporrà un esame professionale e istituirà l'iscrizione all'albo come garanzia per i cittadini che avranno bisogno di medici, ingegneri, avvocati, insegnanti e simili.
Altro problema cruciale , per Sturzo, è quello delle scuole cattoliche, , nei cui riguardi egli espone dei rilievi critici, che a nostro parere non sono del tutto sorpassati: " I cattolici militanti, scrive, dal canto loro dovrebbero rivedere il proprio atteggiamento circa la libertà scolastica. La loro cura principale è stata fin oggi quella di ottenere per le scuole private quel minimo di favori da non renderle inferiori legalmente alle scuole di Stato; donde i due punti centrali: l'esame di Stato e i pareggiamenti. Purtroppo il pareggiamento mette le scuole private sotto l'ingerenza statale…Il problema della scuola privata va guardato dentro il quadro scolastico nazionale; la libertà che s'invoca non deve concepirsi, come un tempo, quale somma di concessioni statali a vantaggio delle iniziative private, ma deve tendere al più largo respiro possibile per tutte le scuole, comprese le statali. Quando l'italiano avrà coscienza che non potrà tutelare la libertà in genere senza la libertà scolastica estesa ad ogni ordine di scuole, allora noi potremmo dire di essere in vera democrazia; attualmente noi brancoliamo fra ideali democratici e residui fascisti, fra intolleranze totalitarie e aspirazioni demagogiche. Ecco l'aria che si respira " .
Luigi Sturzo è una personalità di grande esperienza e di grande apertura mentale, capace di apprezzare il nuovo, senza pregiudizi, ma alla luce degli elementi positivi del passato, coniugati in una nuova sintesi personale, basta richiamare due scritti: Ricordando Maria Montessori (1952) e Il problema dell'educazione negli Stati Uniti e l'educazione umana (1947).
Circa il primo argomento, Sturzo scrive sulla rivista: "La Via", che nel 1907, quando da due anni era sindaco di Caltagirone, gli capitava spesso di andare a Roma, sia per problemi del comune sia per l'associazione nazionale dei comuni, della quale era consigliere. Un giorno presso amici gli capitò di incontrare la dottoressa Maria Montessori, sul cui invito visitò più volte la sua scuola nel quartiere di S. Lorenzo; la Montessori " non dimenticò mai il piccolo prete che per il primo aveva preso diretto interesse alla sua iniziativa, l'aveva incoraggiata, ed aveva affermato che nessuna pregiudiziale anticristiana fosse alla base di quell'insegnamento, benché sapesse che sospetti di naturalismo avevano ostacolato l'iniziativa ". Sturzo ha avuto sempre a cuore i problemi della scuola, non per nulla, egli dice, aveva insegnato per 12 anni nel seminario vescovile e aveva già fatte le prime battaglie per la libertà della scuola . Poi a Londra il giorno di S. Luigi, si vede recapitare un bel mazzo di garofani bianchi : era un gesto gentile della Montessori per l'esule italiano, costretto a vivere in terra straniera e dove di amici ne contava pochi!
Il saggio sulla Educazione negli Stati Uniti è un piccolo trattato di educazione generale, i cui principi fondamentali gli servono poi per descrivere i lati positivi e quelli negativi dell'educazione americana; il fatto di essere stato ospite di quella grande nazione di cui apprezza il profondo spirito di libertà, non gli impedisce di rilevare, con acuto senso critico, la mancanza di una educazione umanistica.
" L'ignoranza del medio americano sembra enorme al medio europeo, ma non è ignoranza alfabetica e tecnica, è ignoranza di idee e teorie, di storia e geografia e di criteri direttivi. Al contrario l'universitario americano nel suo ramo di scienze o lettere ha molte più cognizioni, ed è più preciso ed erudito dell'europeo ( con eccezione del tedesco pedante), ma raramente fuori del suo ramo ha una cultura generale ed umanistica. Fra i due mondi, l'universitario e il generale, c'è così profondo distacco che il vuoto culturale è nettamente incolmabile. Ciò deriva dal fatto che quella cultura umanistica che sarebbe il tramite di idee e di sentimenti generali; che un tempo era la cultura comune a coloro che frequentavano le scuole, oggi è riservata a quei pochi che vi si dedicano o per professione o per devozione, come a un rito segreto, cercandovi una consolazione spirituale tutta personale: odi profanum vulgus et arceo" .
Sturzo è pensatore scomodo e controcorrente, ma sempre sulla base di una incrollabile fede e di una salda concezione della verità, che lo porta a combattere contro storicisti, positivisti, agnostici, quando sostengono che non ci sono principi assoluti nella condotta umana, perché la verità obiettiva o non esiste o è irraggiungibile, e la moralità che ne dovrebbe derivare, non è che un modo di vivere ( American way of life) ! Egli è stato sempre tenace assertore della libertà e della democrazia, da considerarsi come organica, per opporla a quella individualista; può quindi caratterizzarsi come: popolare, sociale , cristiana, e ogni aggettivo ha un suo preciso significato! Per questo non troviamo contraddizione, anzi una profonda conferma tra la sua concezione della vita, (che è conoscenza- amore- attività), della scuola, della educazione, e i principi enunciati nei documenti ecclesiali come il Gravissimum Educationis (1965) ( cfr.: n.ri: 5-12 ) e Per la Scuola, della CEI ( 1995).
Sturzo, dunque, attuale anche in campo scolastico ? Vuol dire forse che il suo concetto di libertà scolastica si sta realizzando, anche dopo molti anni, nella Scuola dell'autonomia ? peraltro ancora in fase di avvio! E ancora: si possono paragonare due modelli nati da contesti storici diversi?
Nulla si ripete come identico nella storia, e un pensiero è attuale sulla linea dei grandi principi e nelle aspirazioni di fondo, che hanno efficace valore educativo per coloro che se ne fanno convinti prosecutori!

Le opere educative del Vescovo Sturzo: fonte di ispirazione anche per il fratello Luigi.

Luigi Sturzo ricordava spesso, che i problemi educativi e scolastici erano stati sempre prevalenti tra i suoi interessi; non per nulla , egli aggiungeva, aveva insegnato per ben dodici anni nel seminario di Piazza Armerina, dove era vescovo il fratello Mario, di dieci anni più grande di lui, e proprio allora aveva condotto le prime battaglie per la libertà della scuola!
Ora è chiaro che il rapporto dialettico che Luigi aveva con il fratello Mario gli sia stato di esempio e di grande arricchimento anche in questo campo. Per tutta la vita del Vescovo, e cioè fino al 1941, questo rapporto spirituale e culturale è stato intenso e fecondo: nulla Luigi scriveva o operava, che il fratello non sapesse; si amavano intensamente, si stimavano, ma si criticavano anche aspramente, perché entrambi erano dotati di ricca e forte personalità; ne è una prova anche la corrispondenza che tennero quasi giornalmente nel lungo periodo dell'esilio di don Luigi, più di duemila lettere ora pubblicate dal De Rosa Certamente Luigi leggeva e meditava le opere educative del vescovo filosofo, che sono numerose e già significative dagli stessi titoli!
Le convinzioni intorno ai fini della vita, Vincifori, Piazza Armerina 1915. - La conquista del fine. Ricerche psicologiche, Desclée, Roma 1917. - Problemi di filosofia dell'educazione, Vecchi, Trani 1930.- L'educazine nelle sue ragioni supreme, Editrice Piemontese, Torino 1938.-Per la vita interiore, Marietti, Roma 1940. - Alla Scuola di Gesù, Tipografia Piemontese, Torino 19941.
Le opere di carattere filosofico: Il Problema della conoscenza, Società Editrice Libraria Italiana, Roma 1925. - Il Neo-Sintetismo, Vecchi e C.-Editori, Trani 1928. - Il Pensiero dell'avvenire, Vecchi e C - Editori. Trani 1930.
Mario Sturzo fondò e diresse per tre anni (1927-1930), fino all'ordine di cessazione, la Rivista di autoformazione, destinata all'alta cultura; esteriormente , per il formato e la copertina, assomigliava a "La Critica" di Benedetto Croce, ma culturalmente voleva porsi in antitesi ad essa.
Dirigeva, e vi collaborava intensamente e con ampi contributi, L'Angelo della famiglia- Bollettino interparrocchiale per la diocesi di Piazza Amerina-; collaborava anche a: La croce di Costantino, la rivista fondata dal fratello Luigi.
Come si vede, tutto un fervore di opere pastorali ed educative ( e non abbiamo indicato le opere letterarie e i romanzi popolari come Adelaide, Rivali, Il figlio del Zuavo, pubblicati a puntate! ) caratterizzano l'impegno del vescovo di Piazza Armerina e che, dati gli intensi rapporti, hanno influito moltissimo sul fratello Luigi
Luigi trovava certo nelle opere del fratello la base per i principi fondamentali dell'educazione.
Educare si può solo in vista di un fine considerando la centralità della persona e il ruolo insostituibile della famiglia nell'opera educativa. Oltre alle strutture istituzionali il vescovo pensava di animare anche una pastorale dell'educazione, che Luigi coniugava con la sua sociologia storicistica.
Quanto attuale questa sottolineatura della importanza primaria del fattore educazione, in una scuola che oggi si vuole riformare secondo un efficientismo di moda!

Salvatore Latora
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