II destino della fede cristiana in Europa - Attualità e prospettive
Relazione al Convegno "Pensarsi in Europa domani: le immagini di una identità, le modulazioni di un nuovo linguaggio", 9 novembre 2002 nella Sala del Museo Diocesano di Catania
Le mie riflessioni, che ora Vi vorrei proporre, si fondano su un'esperienza personale, che ho potuto sperimentare nell'ottobre del 1999 a Roma in qualith di addetto della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Questa seconda assemblea speciale per I Europa del Sinodo per i Vescovi portava il titolo significativo "Gesù Cristo vivente nella Sua chiesa fonte di speranza per I'Europa". I presuli lì riuniti erano più di duecento ed erano provenienti dalle varie parti dell'Europa. Fondo il mio pensiero inoltre sulle espressioni del magistero recente della Chiesa Cattolica.
La questione di senso oggigiorno largamente caratterizza la nostra società. Tutti si chiedono del senso vero della nostra esistenza umana. Dobbiamo ora chiederci: Che risposta allora dà senso giusto e veritiero al senso della vita? Da credenti la nostra fede è risposta: Solo la fede nel Dio trino ci può aiutare ad andare aventi nel nostro continente contro le forze universali della morte. Gesù Cristo vivente nella Sua Chiesa è questa fonte di speranza per l'Europa e ciascun battezzato è chiamato di parlare di speranza e a ridare speranza ad un Europa che sembra averla smarrita; noi per primi siamo chiamati a parlare con speranza. E' necessario cioè, che, nelle nostre considerazioni e nelle nostre proposte, ci lasciamo guidare e animare dalla speranza: è questa una condizione essenziale per essere in grado di dire una parola di speranza all'Europa di oggi e di comunicare speranza e fiducia anzitutto attraverso l'atto di fede. Tanti qui presenti fanno parte della comunità cattolica e professano la fede cristiana giorno per giorno come praticanti, altri sono forse battezzati ma non praticanti, altri prenderanno distanza da qualsiasi forma di fede religiosa. Come teologo di professione vorrei parlare in questa sede solamente del sorgere della fede cristiana dal punto di vista storico, evidenziandone inoltre l'attuale situazione della fede, e delle possibile condizioni di una primavera nuova della fede cristiana in Europa.
Sono pienamente cosciente che posso delineare solo un quadro assai incompleto, tracciare linee generali che necessitano di un ulteriore approfondimento.
I. ATTUALITA
1. L importanza dell'elemento religioso in Europa
storico l'Europa è l'espressione della molteplicità sul continente nel quale viviamo. Dal punto di vista geografico l'Europa va dall'Atlantico agli Urali: a ovest e delimitata da coste, ma a oriente e aperta, attraverso l'ampiezza della Russia, che confina con l'Alaska. La divisione dell'Europa decisa a Yalta venne dichiarata terminata nell'incontro tra i presidenti George Bush e Michael Gorbacev. Non fu un caso, fu una disposizione di importanza determinante che questo movimento si fosse formato durante il Pontificato di Giovanni Paolo II. Gorbacev stesso, in occasione di una visita in Vaticano, ha attestato l'importanza del Pontefice per questo nuovo ordine in Europa. La riflessione sulla libertà e la dignità dell'uomo ha mostrato la via verso un nuovo ordine dell'Europa. Conservando la continuità del diritto le antiche cosiddette democrazie popolari cercarono di mutare i loro sistemi politici e di diventare stati costituzionali democratici. La nuova libertà non ha però ancora potuto, in termini sociali ed economici, venire utilizzata da tutti gli uomini in queste nuove democrazie, e spesso c'è quasi l'impressione che la vecchia divisione dell'Europa, tra liberi e non liberi, venga ora rimpiazzata da una divisione tra poveri e ricchi, e che le riflessioni sull'Europa abbiano come contenuto soprattutto dei calcoli di dare e avere. In questo stadio dello sviluppo dell'Europa come comunità, quale essa è divenuta attraverso lo sviluppo politico degli ultimi anni, c'è bisogno anche del riconoscimento che senza spirito di coesione nessuna comunità alla lunga può sussistere. Sappiamo bene, che la storia d Europa, dei suoi Stati e delle sue culture non sarebbe pensabile senza il cristianesimo. La religione cristiana ha forgiato il nostro continente come nessun altra religione. In maniera consapevole chiara per gli uni, cosi come in maniera inconsapevole e segreta per gli altri; anche il cristianesimo ha perciò influenzato e formato I anima d Europa. Dal sogno di San Paolo ai margini occidentali dell'Asia Minore, quando crede di udire l'invito di un greco: "Vieni da noi in Macedonia e aiutaci'* (cfr. At 16,9) ai grandi santi Benedetto, Cirillo, Metodio, Francesco, Teresa d'Avila e Brigida di Svezia, fino alle forti personalità dei giorni nostri, come Albert Schweitzer e Madre Theresa, enorme è il numero delle guide che hanno spianato la strada. Non dimentichiamo nemmeno che i fondatori dell'Europa integrata, come Robert Schumann, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Joseph Bech, per citare solo i piu importanti, si professavano tutti cristiani. L'importanza dell'elemento religioso per l'integrazione dell'Europa è stata espressa anche dalla conferenza governativa di Amsterdam nella deliberazione finale: "L'Unione Europea rispetta lo status di cui Chiese e congregazioni o comunità religiose godono e non lo turba. L'Unione Europea rispetta lo status delle comunità culturali in eguale maniera". Per capire meglio il tempo presente dobbiamo conoscere la storia. Torniamo perciò brevemente ad un quadro storico.
2. Quadro storico
II cristianesimo al suo inizio appariva in Europa come l'acqua fresca di una fonte che sazia una società crudele e spesso senza speranza, dove il povero e lo schiavo erano piegati sotto il giogo dell'ingiustizia e della fatalità e dove l'uomo colto, racchiuso nel suo egoismo, cercava invano le risposte alle questioni ultime del senso della vita. Me gli uni ne gli altri aspettavano piu grandi cose da parte di Dio, perché lo stesso Dio era sottomesso ad un destino più o meno appannato. In questo contesto la fede cristiana apparve come una novità inconsueta con un'affermazione, che Dio stesso e venuto a definire il destino dell'uomo ed assumerne la sofferenza. Davanti a Dio gli uomini sono uguali nella loro dignità, perché tutti sono amati di un amore personale, e chiamati a sottomettere la vita ora e per tutta l'eternità. II corpo stesso, luogo della limitatezza e dell'effimero, è destinato alla gloria della risurrezione. Questa immensa novità è stata una tale ricchezza di contenuti, è stato messaggio di un sentimento di liberazione per i cuori e un'illuminazione per gli spiriti, tale che la piccola fonte di acqua viva che sgorga dal cuore di Gesù Cristo, divenne un fiume, incluse nuovi rive e territori fino alle frontiere dell'Impero. Ugualmente la fede cristiana è diventata una colata o corrente forte di base e fondamento, che accoglieva spontaneamente l'adesione della folla e acquistava i personaggi più brillanti e nobili d'intelligenza e di cuore. Ricordo a proposito soltanto la dimostrazione e la prova dei Padri della cosiddetta epoca d'oro dei Padri della Chiesa nel quarto secolo: Giovanni Crisostomo, Basilio il Grande, Gregorio Nazianzeno, Gregorio di Nissa in Oriente; Ambrogio, Agostino e Gerolamo in Occidente, che hanno costruito tramite la loro riflessione e i loro scritti, il fondamento della società del Medioevo cristiano.
2.1 L'eredità della cultura greco-romana
L'incontro del cristianesimo con i popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici e baltici si è svolto sotto i migliori auspici. La chiesa è stata accettata da parte di questi popoli come depositaria del messaggio evangelico ed erede della cultura greca-romana. Un certo processo d'inculturazione si è fatto insensibilmente, laddove il lieto annuncio della buona novella ha penetrato, purificato ed elevato i valori delle giovani nazioni, che hanno riconosciuto nel vangelo la loro nuova patria spirituale. Seguiva un periodo di creatività straordinaria, quando la freschezza del Vangelo ha influenzato gioiosamente lo slancio giovanile della popolazione europea. Questa è innanzitutto la cosiddetta epoca delle Cattedrali, delle Università e delle "summae" della teologia, della santità di Bemardo, di Dominico e di Caterina, di Francesco e di Chiara, un epoca che fortemente si sentiva contrassegnata pure nelle varie istituzioni politiche e sociali dall'impronta del Vangelo. Era un epoca importante, nella quale i cristiani hanno fondato la storia. Ma non è durata per lungo tempo.
2.2 Risposte fuori dalla fede
Con il Rinascimento apparve la nostalgia dell'antico paganesimo, e lo spirito europeo tornò al colore pallido della morte. Spesso la gente semplice resto fedele al cristianesimo. Gli intellettuali e gli artisti invece, videro la possibilità di una via più intensa e di una verità più ricca al di fuori del cristianesimo. La stessa cosa avvenne con la borghesia ricca e superficiale e con l'industrializzazione e l'urbanizzazione, con la gente che viveva nei villaggi. II filo conduttore di fondo che segnava l'Europa non era piu cristiano. L'uomo europeo era sempre di più convinto, che la vera strada non era quella di Gesù Cristo e che la visione cristiana del mondo e dell'uomo non portava una risposta vera ed efficace alle questioni che contiene in sè la vita) Nello stesso senso l'Europa si è organizzata politicamente al di fuori della chiesa e si è data una legislazione senza riferimento al messaggio di Gesu Cristo, soprattutto negli ambiti della famiglia, del rispetto per la vita, dal concepimento fino alla morte, e nella sessualità. Un processo di profonda decristianizzazione, nel quale la chiesa d oggi vive e cerca nondimeno di annunciare il messaggio della fede.
2.3 Davanti all'Europa "non più cristiana"
Le tendenze che oggi mirano ad indebolire l'Europa nascono sullo sfondo della negazione del cristianesimo. In una tale prospettiva si vorrebbe creare un Europa, che sia apparentemente "neutrale" sul piano dei valori ma che in realtà collabori alla diffusione di un modello postilluministico di vita. Ciò si può vedere anche in alcune tendenze operanti nel funzionamento delle istituzioni europee. Contro I'orientamento di coloro che furono i padri dell'Europa unita, alcune forze, attualmente operanti in questa comunità, sembrano piuttosto ridurre il senso della sua esistenza e della sua azione ad una dimensione puramente economica e secolaristica. Questo ha sottolineato parecchie volte il Papa durante i recenti anni del suo Pontificato. II nuovo ordinamento istituzionale dell'Unione Europea, cui sta lavorando la Convenzione istituita al vertice di Laeken, richiede che siano meglio esplicitati gli obiettivi della costruzione europea e i valori su cui essa deve basarsi, con la franca denuncia di quella "ingiustizia" ed "errore di prospettiva" che è, come ha detto Giovanni Paolo II nel discorso al Corpo diplomatico del 10 gennaio 2002, "la marginalizzazione delle religioni", purtroppo manifestatasi in varie occasioni, a proposito del riconoscimento sia delle radici cristiane della cultura e società europea sia dell'indole propria e dei diritti originari delle diverse comunità religiose: riconoscimento che non contrasta affatto con le esigenze di una laicità rettamente intesa delle istituzioni europee. Un quadro della situazione attuale ha recentemente ridisegnato in modo molto chiaro il Presidente della CEI, il Cardinale Camillo Ruini, in una lezione tenuta all'Università di Lublino in Polonia il 16 ottobre scorso. In effetti, attesta il Cardinale Ruini, per servire veramente alla costruzione della "casa comune europea", il nuovo ordinamento istituzionale dovrà riconoscere e tutelare quei valori, incentrati sulla dignità inviolabile della persona umana che costituiscono il patrimonio più prezioso dell'umanesimo europeo: è questa l'unica via per realizzare un Europa dei popoli, e non soltanto dei mercati o delle istituzioni. Non possiamo, sottolinea il Cardinale, limitarci ad attendere che tutto ciò sia realizzato dai responsabili istituzionali e politici: occorre invece quell'impulso che può venire dai popoli stessi e dalle Chiese in essi. Questo significa che ciascun credente si sappia chiamato a vivere la fede cristiana in pienezza e di renderla fruttuosa per la società presente. Ed è il compito della chiesa, di ciascun credente di provocare una profonda conversione di questa tendenza che fa pensare che il nostro Continente non sia più radicato nell'humus cristiano. Occorre orientare il nostro continente verso altri orizzonti. Dopo avervi quindi dato un breve quadro storico vorrei richiamare la vostra attenzione - come aveva detto un Padre sinodale - sul cuore del problema pastorale nell'Europa di oggi. La "sfida delle sfide*', per noi, è la fede in Gesù Cristo.
II. PROSPETTIVE
1. La conversione dei battezzati
II realismo cristiano che deve animare il nostro discernimento non può che essere aperto ad un radicale ottimismo. In una parola, noi possiamo parlare con speranza e parlare di speranza, perché sappiamo che il Signore è presente anche oggi nelle storia dell'Europa e nella Chiesa, perché crediamo che Lui è l'unico salvatore di ogni uomo, anche dell'uomo europeo di ogni tempo. II nostro parlare con speranza e di speranza è segno e frutto di questa fede. Ed è proprio questa confessio fidei nel Signore della storia ciò che possiamo e dobbiamo offrire all'Europa di oggi. II primo è fondamentale problema riguarda noi cristiani e la nostra fede: fin dove siamo "cristiani", ossia fin dove crediamo in Gesù Cristo presente fra noi e per noi? Questa è la domanda radicale. In altri termini, credo che il più serio problema missionario che noi abbiamo non riguarda anzitutto i non cristiani o i non battezzati. Oggi si parla tanto di una nuova evangelizzazione e di un nuovo sforzo missionario, ma questo non significa solo che ci siano molte persone per le quali e necessario il primo annuncio del Vangelo. Basta pensare per esempio al lavoro impegnativo della cura pastorale militare, una sfida importante e una possibilità eccezionale per portare ai giovani di oggi, che vivono in particolari circostanze, il messaggio del Vangelo. I cristiani stessi devono essere aiutati a credere di più nel Signore Gesù. Nell'Europa di oggi, la priorità non consiste tanto nel "battezzare i convertiti", ma di "convertire i battezzati".
Si sperimenta nel clima attuale della chiesa sul nostro continente tra molti cristiani, infatti, la spesso grande tentazione di vivere etsi Chrisfus non daretur. E' questo lo scandalo di cui spesso siamo responsabili, perché questo e il più serio inciampo che noi poniamo alla speranza, alla fiducia, alla giovinezza dell'Europa.
II vivere così - efsi Christus non daretur - si esprime certamente a livello culturale: la mentalità e i giudizi di tanti cristiani, infatti, non sono specificamente cristiani ed evangelici, ma risultano spesso più o meno omologati alla mentalità e ai giudizi del mondo. Incontrando fenomeni come l'indifferentismo, l'agnosticismo e l'ateismo, la nostra fede è provocata a dare il meglio per portare la salvezza all'umanità. Un altro problema, molto attuale, è il relativismo religioso. A proposito il Magistero della Chiesa si è fatto sentire con la Dichiarazione Dominus lesus della Congregazione per la Dottrina della Fede nell'anno 2000. Il perenne annuncio missionario delle Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (Dominus lesus, n. 4)). Si ritengono superate le verità della fede cristiane, si dubita del carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo. Troviamo le radici di queste convinzioni in alcuni presupposti: l'atteggiamento relativistico nei confronti della verità, per cui ciò che è vero per alcuni non lo sarebbe per gli altri; l'eclettismo di chi, nella pratica della fede assuma idee derivate da differenti contesti religiosi, senza badare nè alla loro coerenza e connessione sistematica, nè alla loro compatibilità con la verità della fede cristiana. Per evidenziare il problema dobbiamo ricorrere alla differenza spesso non tenuta presente attualmente, quando si parla della fede nel contesto delle altre religioni: la distinzione tra fede teologale e credenza (Dominus lesus, n. 7). La fede teologale è accoglienza della verità rivelata da Dio Uno e Trino. La credenza nelle altre religioni e esperienza religiosa ancora alla ricerca della verità assoluta e priva ancora dell'assenso a Dio che si rivela. Questo è uno dei motivi per cui si tende a ridurre, fino talvolta ad annullarle, le differenze tra il cristianesimo e le altre religioni. Da questa situazione della fede oggi, nasce allora la sfida di una fede che porti alla novità e alla originalità del pensare e del valutare: si tratta di pensare e giudicare come Gesù e secondo il Suo Vangelo e la Tradizione della Chiesa. II vivere etsi Chrisfus non daretur si manifesta, inoltre, a livello morale: il modo di agire, il costume, il comportamento dei cristiani spesso non sono quelli delle beatitudini e di coloro che vivono il discepolato e la sequela di Gesù. Esso appare come assorbito dal costume dominante e così i cristiani smettono di essere luce del mondo e sale della terra. Ne segue, allora, la sfida di una fede che opera tramite la carità, ossia una fede che si manifesta nelle novità e nella originalità del vivere del cristiano. Ma ciò è possibile quando il cristiano sa prendere le distanze dal modo comune di vivere e, animato da fortezza evangelica, sa resistere e reagire ad ogni seduzione e smette di vivere come gregario in una società che appiattisce e mina la vera libertà.
2. Verso la nuova primavera della fede crisfiana
Se questo e vero, la sfida della fede in Gesù Cristo diventa quella di rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità cristiane. Di qui, anzitutto, la responsabilità di tutti coloro che hanno un ministero educativo nella comunità cristiana: vescovi, sacerdoti, persone consacrate, genitori, operatori pastorali. Non c'è dubbio, infatti, che la formazione cristiana - una formazione che sappia trasmettere la novità, l'originalità e la bellezza del pensare e dell'agire come Gesù - costituisce la conditio sine qua non di ogni azione pastorale. Bisogna perciò ripartire da Cristo, come ha espresso il Papa nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, n. 29 ss.: "Non si tratta, allora, di inventare un nuovo programma. II programma c'è già: e quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso". Questo programma include soprattutto un passo cosciente verso la santità, la preghiera, la liturgia dell'eucaristia e il sacramento della riconciliazione. Confessare la nostra fede in Gesù comporta la possibilità e l'urgenza di contemplare il volto del Padre, perché Gesù ne è il rivelatore ultimo e definitivo (cfr. Fides et Ratio, n. 5). Ne segue il primato della spiritualità, come parte integrante e centrale di tutta l'azione pastorale e teologica. Ne segue anche il primato della santità, quale vera ricchezza della Chiesa: una santità non solo "straordinaria", espressa nel martirio o nella testimonianza di tutti coloro che la Chiesa addita a tutti come modelli; ma anche vissuta nella ordinarietà della vita di tante persone semplici e umili, di tanti uomini e donne, di tante famiglie, nel tessuto vivo non solo dei diversi movimenti e gruppi ecclesiali ma anche di tante parrocchie. Confessare la nostra fede in Gesù comporta, anche e inscindibilmente, la possibilità e l'urgenza di chinarsi con amore e simpatia sull'uomo e sulla società, testimoniando cosi la compassione del Padre e rivivendo l'atteggiamento del Buon Samaritano che versa olio e vino sulle ferite dell'uomo. E tutto questo perché - come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II - e nel mistero del Verbo incarnato che ci ha rivelato in pienezza il mistero dell'uomo, e all'uomo viene svelata la sua vera identità (GS n. 22). Questo chinarsi sull'uomo e sulla società non può non comprendere il coraggio di affrontare alcune sfide che oggi ci interpellano profondamente. Tra tante altre, vorrei ricordare: la sfida dell'immigrazione, da affrontare in una prospettiva di uguaglianza e di solidarietà; il dramma dei risorgenti nazionalismi con il bisogno di perdono e riconciliazione che ne segue in vista di un loro reale superamento; la problematica dei giovani, per i quali e con i quali vivere una pastorale che veramente li possa rendere protagonisti dell'evangelizzazione e dell'edificazione della societa europea. Infine, vorrei accennare alcune condizioni per una nuova primavera della fede cristiana che nascono dalla confessio fidei in Gesù Cristo. Essi, come penso personalmente, dovrebbero essere i pilastri della rinnovata "Einubung" nella fede vissuta nel Terzo millennio nei nostri paesi dell'Europa.
3. Esercitare la via della fede (Einubung)
II principio di esercitare la fede sembra essere indiscutibile nel Giudaismo ortodosso o nella religione dell'Islam. Nella Chiesa cattolica si attesta da decenni poco valore per questo principio, piuttosto si è largamente diffuso un culto di spontaneità. Imparare, un'attività che nella musica e nello sport e indispensabile, mi sembra pure importante nell'ambito della fede. La mancata "Einubung" provoca grandi lacune nel sapere sulla propria fede e conseguentemente nella prassi della fede. Chi vuole conoscere Gesù Cristo deve intraprendere la "via della fede" (cfr. Giovanni Paolo II, Novo Millenio Ineunfe, n. 19). Essere credenti significa essere e sentirsi co-responsabili per quello che accade giorno per giorno nel mondo, nella società e nella Chiesa. Questo significa, come credenti, costruire con tanto ottimismo la società dove questo è possibile e dall'altra parte portare nella liturgia e nella preghiera in rappresentanza tutta I umanith e il mondo davanti a Dio. Sappiamo che la fede per i credenti è una grazia, un dono di Dio, una virtù da Lui infusa. Quando San Pietro confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dia vivente, Gesù gli dice: Nè la carne nè il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli (Mt 16,17). Con la grazia ci viene dato l'accesso alla conoscenza del Dio nella fede. Dobbiamo riconoscere sempre di nuovo che è impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è contrario, ne alla liberta ne all*intelligenzs dell'uomo, far credito a Dio e aderire alle verita da Lui rivelate (CCC n.154). In questo senso parla pure la Lettera Enciclica Eides et Ratio, n. 13, di una "scelta fondamentale per la fede", in cui tutta la persona, intelletto e volontà, è coinvolta. E' nel credere che la persona compie l'atto più significativo della propria esistenza; qui infatti, la libertà raggiunge la certezza delle verità e decide di vivere in essa. La conoscenza di fede, insomma, non annulla il mistero di Dio, solo lo rende più evidente e lo manifesta come fatto essenziale per la vita dell'uomo: Cristo Signore rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa notare la sua altissima vocazione (cfr. GS 22), che è quella di partecipare al mistero della vita trinitaria di Dio (DV 2). Questo ci impegna.
3.1 Conoscere la fede
Chi non nasconde la sua fede viene oggi richiesto spesso del Perché della sua fede. Ci vogliono nell'Europa di oggi argomenti forti e convincenti in un mondo segnato fortemente da un pluralismo religioso crescente. Per parlare della fede dobbiamo prima conoscere i contenuti. II contenuto della fede è cattolico, cioè universale, e l'essenza della fede è il mistero di Dio che in Gesù Cristo si è rivelato come Padre, Figlio e Spirito. La Trinità è il centro della fede e l'amore trinitario norma dell'esistenza cristiana. Potranno divergere i linguaggi, ma il linguaggio della fede resterà unico come segno della comunicazione e di un unica comunità che credendo, pregando e amando testimonia l'unità di ciò che professa (cfr. CCC 170-171). A questo scopo servono innanzitutto i gruppi del catechismo. E' importante di leggere e meditare spesso la Parola di Dio e il Catechismo della Chiesa cattolica. La catechesi è un educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana (CCC n. 5).
3.2 Celebrare la fede
La salvezza di Dio, realizzata una volta per tutte da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, è resa presente nelle azioni sacre della Liturgia della Chiesa, particolarmente nei sette sacramenti (CCC n. 15). Siamo rimandati in qualche modo all'orizzonte sacramentale della rivelazione divina (Fides et Ratio, n. 13), in particolare, al segno eucaristico dove l'unità inscindibile tra le realtà e il suo significato permette di cogliere la profondità del mistero. Cristo nell'Eucaristia è veramente presente e vivo, opera con il suo Spirito, ma, come aveva ben detto San Tommaso d Aquino, "tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura. E' un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi" (Sequenza nella solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo). Gli fa eco il filosofo Pascal: "Come Gesù Cristo è rimasto sconosciuto tra gli uomini, così la sua verità resta, tra le opinioni comuni, senza differenza esteriore. Così resta l'Eucaristia tra il pane comune (Pensees, 789). Per celebrare quindi con profitto la fede dobbiamo oggi ricominciare a conoscere il vero significato dei riti, rispettare per esempio l'alternanza di parola e silenzio e sviluppare di nuovo una sensibilità per simboli e segni del Sacro. La vera liturgia deve essere caratterizzata da una bellezza, anche quando viene celebrata in modo modesto e semplice, perché il suo splendore rappresenta sempre la vera bellezza di Dio stesso.
3.3 Testimoniare la fede
Dobbiamo inoltre parlare di Dio e della nostra fede con altri, nelle famiglie, tra gli amici e al lavoro. Ciascuno di noi presenti può contribuire, a che la nostra fede venga portata nel mondo. Sappiamo che un bambino normale divide la sua gioia con la propria madre e con altri quando ha trovato un oggetto caro. Ugualmente chi ha trovato Dio, non può restare in silenzio e deve testimoniare e dividere la sua gioia con altri. Nella sua Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunfe Giovanni Paolo II ci invita tutti a stimare i testimoni della fede del ventesimo secolo. Essi sono "un'eredità da non disperdere, da consegnare a un perenne dovere di gratitudine e a un rinnovato proposito di imitazione. (n. 7)". La fede deve essere vissuta e testimoniata in vista della salvezza. Lo insegna chiaramente Giovanni: "Questo è stato scritto perché crediate che Gesù è il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel suo nome" (Gv 20,31). La vita eterna, quindi la salvezza, è il fine ultimo verso cui si tende, perché è vita di comunione con Dio. Testimoniare concretamente Cristo attraverso il nostro comportamento secondo i comandamenti, eppure tramite la parola e il segno, che costituiscono elementi molto usati dalla nostra società dell'informazione. Attestiamo che i simboli sacri sono scarsi e tocca pure a noi di moltiplicarli: La croce o l'immagine di Maria nelle nostre abitazioni o al posto di lavoro. Tutto questo ci ricorda della presenza, spesso nascosta, di Dio nel nostro mondo contemporaneo. Essi dovrebbero essere conservati o almeno riscoperti e moltiplicati. Anche altre religioni danno la testimonianza tramite questi simboli. Perciò, noi dovremmo essere da loro provocati in senso positivo.
Conclusioni
L'eruzione di Dio nella storia è drammatica e bella. II Figlio di Dio nella storia è stato crocifisso. Ma con questo fatto ha anche dato alla storia una singolare impronta: dal momento dell'Incarnazione, della Croce e della Risurrezione di Gesù Cristo, la storia e la fede esistono in una relazione d incontro in un modo ormai inseparabile. Nell'incontro, la storia e Dio si respingono e si incontrano reciprocamente. La prospettiva della speranza ci permette di credere che questo travaglio dell'incontro, iniziato con l'Incarnazione di Cristo e continuato nel Suo Spirito, nella Sua Chiesa e nel mondo, finirà in quell'atto di totale affidamento, quando Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1Cor 15,28). "Ho creduto per questo ho parlato. Anche noi crediamo e per questo parliamo" (cfr. 2 Cor 4,13), con queste parole l'apostolo Paolo esprime la convinzione che una volta divenuti credenti non è più possibile concepire l'esistenza chiusa in se stessa; essa, al contrario, si apre alla comunicazione e alla partecipazione. Dalla fede derivano, quindi le diverse forme di impegno nel mondo, nella società, nella cultura, nel luogo di lavoro, la dove l'uomo vive e ha bisogno di una parola che gli infonda speranza senza allontanarlo dalle sue responsabilità. Tocca quindi a noi di vivere questo impatto tra la storia e Dio. La fede cristiana conosciuta, celebrata è innanzitutto testimoniata può, come penso, dare all'Europa odierna un'anima e formarle una coscienza. Tocca a noi, è richiesto da noi stessi, da tutti noi l'ottimismo per la fede, la partecipazione ad essa, perché cosi è garantito un destino che può portare il senso della vita alla gente che cerca senso. Certamente anche nel nostro tempo è necessario il coraggio per questo impegno nella fede, per un impegno che non sia sostenuto da uno scetticismo, ma da un ottimismo. Gesù Cristo ci ha annunciato una lieta novella, e noi dovremmo quindi testimoniarla con letizia. Scrisse Papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Fides et Ratio, n. 15: "La Rivelazione cristiana è la vera stella di orientamento per l'uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica...All'uomo desideroso di conoscere il vero, se ancora è capace di guardare oltre se stesso e di innalzare lo sguardo al di là dei propri progetti, è data la possibilità di recuperare il genuino rapporto con la sua vita, seguendo la strada della verità." II destino della fede cristiana in Europa dipende innanzitutto da noi cristiani credenti. Molto dipende dal nostro impegno, tanto pure dalla grazia divina. Speriamo che l'uomo europeo capisca il grande valore del tesoro cristiano e che i cristiani stessi possono percorrere sempre più coscienti e pieni di gioia la strada della verità che è la strada della fede cristiana. |