LA SICILIA
del 21.10.2005
“Librino è diventato parcheggio di sfrattati”
La «delusione» di padre Alfio
A Catania è nato, cresciuto, ha lavorato, si è formato per vivere come sacerdote. A Librino è diventato il parroco di centinaia di famiglie disagiate, lottando, battendosi e progettando per far diventare il quartiere-ghetto, da periferia a ”centro” d’interesse per tutta la città. Da cinque anni è con la forza dei suoi cinquantadue anni, ha poi cambiato completamente apostolato e attualmente e cappellano militare a Pratica di Mare, nota a tutti per l’aeroporto da dove ”decolla” il futuro dei giovani in divisa. Un passaggio radicale: ”dall’assistenzialismo” etneo lungo gli stradoni a due corsie del rione satellite, all’”assistenza spirituale dei soldati che fanno del senso del dovere e del sacrificio, la propria ragione di vita”. Parola di padre Alfio Spampinato, in questi giorni a Catania per la presentazione del suo libro ”L’economia senza etica è diseconomia”, che si terrà proprio questa mattina alle 10,30, nell’aula magna della facoltà di Scienze Politiche, su invito del Centro internazionale studi Luigi Sturzo. Padre Alfio parte dal pensiero filosofico e dai valori sturziani, illustrati in 150 pagine frutto di una grande passione e di una lunga ricerca personale, e dall’esperienza come ”operatore di Pace in una struttura, le Forze Armate, che esistono in quanto esiste il suo contrario, ovvero la guerra”. E ci tiene a soffermarsi proprio sul quel capitolo tutto dedicato all’abolizione della belligeranza: «A questo approfondimento sono pervenuto studiando per prepararmi a qualcosa che potrebbe sembrare paradossale - commenta - celebrare il 40’ anniversario della ”Pacem in terris” presso il reparto accademico della Scuola di guerra dell’esercito. Dico che potrebbe sembrare paradossale, perchè le Forze Armate esistono proprio per garantire la pace, e il cappellano militare ha - fra gli altri compiti pastorali - proprio quello di contribuire alla formazione di cittadini in armi affinchè diventino operatori di giustizia». Ma andando su e giu tra 1’attualità e 1’attuabilità delle idee e dei fondamenti socio-economici di Sturzo, che mai come oggi possono essere contestualizzati in questa modernità fatta di conflitti e strategie diplomatiche; e parlando di guerra come di ”una forma crudele per farsi giustizia da se”, e come ”il trionfo dell’egoismo che non potrà mai essere abolito di fatto, ma che potrà essere eliminato di diritto, attraverso quella comunità di credenti che, sulla terra, si prodigheranno per rimuovere ciò che impedisce la pace e per promuovere ciò che la propizia”, la discussione con il nostro prete, da sempre in prima linea con la forza delle prediche ma soprattutto con le azioni concrete, non può che ricadere sull’arida terra catanese che ha lasciato. Lui non è più voluto tornare a Librino, tra quelle rotonde che si snodano tra palazzoni e costruzioni in cemento armato «dove ancora oggi - sottolinea padre Alfio - la gente butta la spazzatura dalle finestre». Lui, per sua scelta, non ha fatto piu riapparizioni tra queJla gente e non si è fatto vivo nella sua ex-comunità; ma un’idea chiara sulla realtà presente se l’è fatta. Vuoi perché li in provincia di Roma continua a leggere con assiduità il nostro giornale, vuoi perché ha ritrovato in caserma giovani librinesi in cerca di fortuna altrove (”una ragazza che suonava la chitarra’in chiesa, ora è allievo maresciallo dei carabinieri e tanti militari provengono dalla nostra isola”); vuoi perchè è rimasto in contatto telefonico con tutti coloro che si sono attaccati con forza alla corda della sua veste religiosa. -Un tempo lei era coinvolto in prima persona, oggi invece e osservatore attento: com’e cambiata la realtà? «Catania la trovo migliorata - dice - il lavoro di Bianco, anche se in altro modo, e stato continuato da Scapagnini, ma...». -Cosa c’e che non va? «Sono un po’ rammaricato perchè Librino sta facendo passi indietro: e diventata parcheggio per sfrattati; i cantieri sono rimasti ancora alla posa della prima pietra (si riferisce alla chiesa di Nostra Signora del S. Sacramento, ndr) e perlopiù si vedono sorgere opere d’arte quando ancora c’e chi muore di fame. Quando c’ero io, si che si assisteva a una vera rinascita, grazie a un lavoro di concertazione tra tante forze (sociali, politiche, istituzionali), messe insieme per portare avanti l’integrazione del quartiere; oggi invece c’e un calo di attenzione e di tensione: cosa se ne fanno i bambini delle bandiere che sventolano lungo le strade, se non c’e chi li prende per le orecchie per portarli a scuola? Perchè si parla tanto di estetica della bellezza, se prima ancora, non c’e nessuno che impartisce loro un po’ di senso civico e di educazione? Primum vivere, soltanto dopo è bene philosophare. Riappropriatevi della causa vera di quella povera gente: perchè i chiacchiri su’ chiacchiri, i maccaruni inchinu a panza».
ASSIA LA ROSA
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