Alla luce delle ricerche più recenti sul Fascismo e sui " Fascismi", gli studi e le meditazioni di Luigi Sturzo, e di alcuni suoi fedeli seguaci come Ferrari e Donati, di decisa opposizione al totalitarismo, inteso come panteismo di stato, sono ancora validi?
Alcuni sostengono che essi sono comprensibili solo nell'ambito del conflitto politico e quindi sotto l'aspetto ideologico, mentre sarebbero ingiustificati sul piano della discussione storiografica, in quanto appiattirebbero la varietà dei molteplici fenomeni politici. ( Cfr. " Nuova Storia Contemporanea", Speciale su Renzo De Felice; spec. Saggio di G: Parlato, pp. 153- 161).
Riteniamo senz'altro di no, sia perché gli scritti sturziani si estendono lungo un arco di tempo più che trentennale, in cui l'esperienza europea e poi americana dell'esule dà ad essi un respiro ampio, internazionale, sia perché si basano sui fondamenti della dottrina dello stato in rapporto alla società e hanno pertanto un valore teoretico e dottrinale che va oltre la pura contingenza storica. Essi vanno inquadrati , non solo sotto la categoria dell " antifascismo" ma anche in quella di " resistenza" e ci aiutano in sostanza a rimeditare il problema della vita della nostra democrazia!
Le opere di Sturzo sul totalitarismo, ma anche quelle di Ferrari e Donati, vanno studiate , a nostro parere, alla luce della sua storiografia storicista.
Egli inquadra il problema del fascismo affrontando le grandi questioni delle origini dello stato nazionale, del problema meridionale e del formarsi della iniziale democrazia, preservandoci da quel revisionismo spicciolo e ideologico, oggi di moda, e offrendoci anzi un esempio di corretto approfondimento storiogafico.
Giustamente egli diceva che " bisogna diffidare degli schemi astratti. Essi sono necessari come metodo didattico, come per la costruzione di una casa o per la decorazione di vaste facciate si deve ricorrere agli steccati, ai ponti, alle impalcature. Ma dopo essersene serviti, bisogna sbarazzarsene se ci si vuol godere la casa o la decorazione " ( Politica e morale, p. 19- 36 ).
La filologia come l'ideologia non possono soppiantare la storia; né la storia del fascismo può essere vista solo in modo autoreferenziale !
E ci sorprende, pertanto, che in uno studio accurato come quello recente di SALVATORE LUPO, Il Fascismo. La politica in un regime totalitario, Donzelli, Roma 2000, si dia solo qualche fugace accenno in nota al nome di Sturzo e niente alle opere storiografiche del politico siciliano sull'argomento!
Quali furono le ragioni profonde del deciso e persistente antifascismo di Luigi Sturzo sia prima del 1924, anno della sua partenza per l'esilio ( il 25-10 parte da Roma e, dopo una breve sosta a Torino, riparte per Londra, dove arriva il 27-10), sia durante la sua permanenza in Inghilterra e in America ( per 22 anni! ) ?
Se si guarda il programma del Partito Popolare ( il 18 gennaio 1919, dall'albergo S. Chiara in Roma, veniva lanciato l'appel-lo " A tutti gli uomini liberi e forti ", accompagnato da un pro-gram---ma e da uno statuto) e quello del Partito Fascista ( il primo Fascio fu fondato a Milano il 21 marzo 1919, mentre il Programma di S. Sepolcro fu formulato il 6 giugno 1919) e i vari suc-cessivi cambiamenti ( del '22, del '25, '29, '36, '46) , i motivi dell'opposizione radicale appaio-no evidenti.
Nel P.P.I. possono individuarsi almeno tre aspetti. In primo luogo esso ha assolto ad una importante funzione di carattere storico, perché ha fatto superare cinquant'anni di astensionismo politico dei cattolici, a causa del non expedit ( non giova!) del 1867, per cui si trovò la formula:
" non eletti né elettori", riconfermato come proibizione dalla S. Sede nel 1895, ma attenuato nel 1904 da Pio X con il consiglio del " caso per caso". Questa linea clerico-moderata trovò poi pratica attuazione nelle elezioni del 1913 con il Patto Gentiloni. Con la nascita del P.P.I. tali impedimenti per la prima volta vennero superati.
Un secondo aspetto è dato dalla laicità e aconfessionalità del partito, che non volle chiamarsi cattolico, perché la religione non deve essere causa di divisione politica, dato che la maggioranza degli italiani si professa cattolica; e d'altra parte il nuovo partito si voleva distinguere da quella frazione di altri cattolici, che gli avversari chiamavano clericali.
Un terzo aspetto veniva evidenziato dal Programma, che conteneva quei principi etico- religiosi, i quali, senza snaturare il carattere politico autonomo del nuovo organismo, lo facessero facilmente riconoscere come l'espressione dei cattolici sociali; i fatti dimostrarono la novità, la vitalità e la forza del nuovo partito.
Va osservato, però, che il P.P.I. non è nato improvvisamente per germinazione spontanea, è stato sì frutto di un gruppo ben determinato di aderenti e soprattutto di quella personalità geniale di Don Luigi Sturzo, ma aveva un retroterra fertile, germogliato con le esperienze nelle coopera-tive , con la partecipazione alle amministrazioni dei comuni e con la vita nelle associazioni catto-li-che, per cui il partito fu la felice sintesi di quella lunga preparazione.
" Il Partito Popolare, così dichiara Luigi Sturzo, si pone sul terreno costituzionale, reclama l'allargamento della demo-cra---zia con il suffragio universale, il voto alle donne, il sistema proporzionale, il senato elettivo, le autonomie locali. Le affermazioni più recise del suo programma sono per la libertà religiosa, quella scolastica, quella organizzativa e quella economica. L'obiettivo principale della lotta del nuovo partito è contro il centralismo statale e contro i monopoli politici, e per la costituzione della regione in ente autarchico. Nel campo internazionale è positivamente pacifista… Nettamente favorevole alla organizzazione di classe, alla integrità della famiglia, alla proprietà privata, in specie alla piccola proprietà, favorisce il movimento operaio, che si ispira all'etica del cristianesimo" .
Invece il fascismo mira ad " un sistema politico che vuole fare della religione uno strumento di dominio, mentre tende alla deificazione della Nazione-Stato, e alla confusione dello Stato col governo e del partito con una persona. Non c'è concezione più pagana e più ripugnante allo spirito di civiltà e ai principi del cristianesimo " . E soprattutto, come dimostrano i fatti, ha costituito un pesante attacco alle libere istituzioni, centinaia di amministrazioni pubbliche popolari sciolte, sciolti i partiti e i sindacati; circoli e cooperative devastate, innumerevoli persone messe al bando, o bastonate e martoriate, e persino uccise!
Le varie interpretazioni del fascismo.
Il più noto studioso del fenomeno fascista, Renzo De Felice, in un suo diffuso volume, elenca tre correnti storiografiche principali per la interpretazione del fascismo. A) Quella liberal- crociana che considera il fascismo come malattia morale dell'Europa, una parentesi passeg-gera! B) Quella radicale, secondo cui il fascismo è il prodotto logico ed inevitabile dello sviluppo storico di alcuni paesi. C) L'interpretazione marxista che considera il fascismo come pura reazione della classe capitalistica di fronte all'ascesa economica e sociale del proletariato.
Egli ritiene giustamente insufficienti tali interpretazioni su una delle realtà più drammatiche della storia europea, e propone, sulla strada di un revisionismo critico, la distinzione tra fascismo movimento, espressione dei ceti medi, caratterizzato da quel " tanto di velleità rinnovatrice, quel tanto di rivoluzionarismo che c'è nel fascismo", e fascismo regime, frutto del compromesso operato da Mussolini con la classe dirigente tradizionale.
D'accordo sul fatto di superare ogni interpretazione ideologica e politica e di attenersi ai documenti per cogliere le tante sfaccettature di un fenomeno vario nel tempo e complesso, ma non troviamo sufficientemente esaminato nel capitolo dedicato alla "interpretazione cattolica", quella di Luigi Sturzo e dei popolari, Francesco Luigi Ferrari e Giuseppe Donati, che ci sembrano di grande interesse per penetrazione storiografica.
Vediamone brevemente le ragioni.
L'interpretazione di Sturzo e dei popolari va rimeditata, perché nasce dall'esame di una vittoria e di una sconfitta, di cui il sacerdote calatino esamina lucidamente le cause con acutezza storica e più che restringere il campo di indagine lo allarga a tutto il Risorgimento ( è significati-vo- che il primo capitolo della sua opera più importante sul fascismo si intitola : I problemi del "ri-sorgimento") evidenziando la crisi della classe dirigente, il ruolo delle forze in campo, socia-lismo, popolarismo, fascismo, ma anche quelle dei cattolici e della Chiesa.
Non dimentichiamo che il progetto dei popolari si infrange anche per il realismo di chi diri--ge la politica ecclesiale in quel momento, che è il cardinale Gasparri! Popolarismo e fascismo si trovarono a dover competere sullo stesso terreno, e cioè quello dei ceti medi e del mondo catto-li-co. Se l'astuta metamorfosi di Mussolini, che dopo il 1922 aveva accantonato il suo rozzo anti----cle----ricalismo, dava ora assicurazioni di rispetto e protezione alla Chiesa, che motivo c'era di un partito popolare, tanto più che anche all'interno di esso c'è una frangia favorevole al fascismo?
Il cardinale Gasparri, che pure inizialmente aveva approvato l'operato di Sturzo, non esita ora a sacrificarlo, e così Mussolini può vantarsi di avere riportato l'ordine in Italia avendo risolutamente liquidato anche la forma di bolscevismo clericale con cui sprezzantemente indica-va Sturzo e i popolari! Ma Sturzo dall'esilio inizia una nuova resistenza, da vero atanasiano come egli si definiva, e il suo ruolo assume ora un livello europeo e internazionale, punto di riferimento perfino dell'antifascismo laico, anche se con alterna fortuna e spesso volutamente ignorato o dileggiato, ma nel lungo periodo le sue analisi saranno le più rispondenti al vero.
Ferrari e Donati interpretavano il fascismo anche con originalità ma sempre sulla linea sturziana, ne continuavano e approfondivano aspetti che spesso nel maestro restavano impliciti o appena accennati .
Le opere sturziane sul fascismo.
Elenchiamo i vari interventi scritti e le opere di Luigi Sturzo sul Fascismo.
Quell'intellettuale di eccezione e organizzatore di cultura che è stato Piero Gobetti (1901-1926), stroncato in terra francese, a Parigi, per le percosse subite dai fascisti, comprende l'importanza della presenza dei cattolici nello stato e apprezza talmente le qualità del sacerdote siciliano, fin dal suo primo incontro del 1922 a Torino, da diventare l'editore di alcune opere importanti di Luigi Sturzo come : Popolarismo e fascismo (1923); Pensiero antifascista (1925) e La libertà in Italia (1925) .
Il 16-12 1924 Sturzo tenne una conversazione a Londra, in casa Hirsh, sul tema del fascismo e della libertà in Italia, cercando di smentire l'opinione ricorrente, che il regime di Mussolini fosse un'esperienza salutare per gli Italiani! ( Abbiamo uno schema in Scritti Inediti, Roma,1975, 6-16,--- molto utile anche per la forma di domande cruciali che egli si pone).
Nel marzo del 1925, chiamato dagli Amici francesi, del Comitato Nazionale di Studi Sociali e dall'Associazione democratica cristiana, Democratie Nouvelle, tenne due conferenze, che misero in agitazione l'ambiente parigino e il governo francese!
Ma l'opera più importante di Sturzo su questo tema è: Italia e fascismo del 1926.
Sturzo individua qui i limiti del Risorgimento, che sostanzialmente è stato una "rivoluzione conservatrice" ( Cap. I). L'unità e la "libertà" sono state imposte o come donate da un'élite, ma che non trovavano risonanza nella coscienza collettiva. E questo è derivato dalla crisi della classe dirigente (Cap. III), quella classe che si diceva liberale e borghese, ma che in realtà non era né l'una né l'altra, perché non seppe mantenere l'equilibrio fra struttura economica, regime politico e base sociale, e pertanto cercò di salvarsi aggrappandosi al potere soprattutto accen-trandolo a scapito di ogni autonomia, come rivelano le larvate dittature di Depretis, Crispi e Giolitti; crisi che rimase latente e camuffata per decenni, finché esplose con la guerra mondiale-;-quando il potere sfuggì di mano alla classe dirigente con le radiose giornata di maggio, di cui l'ultima tappa fu la marcia su Roma! Si aprì allora la strada a una nuova forma politica, quella dei partiti di massa: socialisti, popolari e fascisti ( Cap. IV). Le crisi interne dei primi due partiti, che pure avevano avuto nelle elezioni del 1919, con il sistema proporzionale, rispettiva-mente, 154 e 99 deputati, su 508 seggi alla Camera; i timori della borghesia, degli agrari e dei banchieri, a cui si aggiunsero indirettamente quelli della Chiesa istituzionale, portarono il fasci-smo al potere ( Capp. V-IX). Con lungimiranza Sturzo intuì che il fascismo era fondamen-tal-mente anticristiano, anche se per il momento poteva apparire come l'unico baluardo contro il socialismo e il comunismo.
Le opere di Sturzo non riguardano solo questo argomento ( il Fascismo) né la semplice avversione ad esso dettata dalla prassi politica, come abbiamo visto nel sommario elenco citato precedentemente e come dimostrano i numerosi carteggi e le corrispondenze che vengono man mano pubblicati: sono già edite le Lettere Sturzo- Scelba ( 1994) - La corrispondenza americana: L: Sturzo- Mario Einaudi (1998) - Il Carteggio: Sturzo-De Gasperi (1999) - I carteggi siciliani con i quattro presidenti della regione:Alessi, Restivo, La Loggia, Milazzo - Carteggio Sturzo Salvatore Aldisio ( 2001). Di recente il volume di Giuseppe Di Fazio, Carmelo Scalia, nella collana diretta da Cataldo Naro, presso Sciascia Editore, Caltanissetta 2001, che illustra un'altra interessante figura di sacerdote e intellettuale, profondo studioso del materialismo marxista, amico e seguace di Sturzo.
Il superamento del fascismo comporta per Sturzo una via lunga ed educativa, quella cioè del rinnovamento della coscienza civile degli italiani e corrispettivamente di una rinascita religiosa, (la teoria sturziana dei due poli: dualità, dualismo, diarchia), riprendendo il progetto politico dei popolari, divenuti esperti ormai per la lezione della storia, dei limiti e degli errori del passato.
Salvatore Latora
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