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UN CATTOLICO DEVE FARE POLITICA SERVIRE, SERVIRSI O SERVO?

Postato in Sedi del CISS

UN CATTOLICO DEVE FARE POLITICA

SERVIRE, SERVIRSI O SERVO?

 

Gaspare Sturzo

Presidente del C.I.S.S. - Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo

 

PAPA FRANCESCO HA AFFERMATO CHE UN CATTOLICO DEVE FARE POLITICA. DA LAICI CATTOLICI SIAMO LIBERI NEL CERCARE COME DARE TESTIMONIANZA DI TALE DOVERE CHE DISCENDE DALLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA. L'ATTUALITA' POLITICA, NEI SUOI MUTEVOLI STRAVOLGIMENTI, ESPRIME LA DIFFICOLTA' DI STABILIZZARE UN MODELLO EFFICIENTE E EFFICACE. LE CRITICITA’ CHE REGISTRIAMO OGNI GIORNO QUANTO ALLA NOSTRA CAPACITA’ DI COOPERARE AL BENE COMUNE, FANNO SORGERE LA DOMANDA SE DA CATTOLICI SERVIAMO IL BENE COMUNE, CE NE SERVIAMO, O SIAMO SERVI  DI QUALCUNO.

Un certo clamore stanno suscitando le parole di Papa Francesco agli ex allievi dei Gesuiti del movimento Cvx. Commenta Avvenire, nel sottotitolo dell'articolo del primo maggio, che il cattolico "non può stare al balcone... ma non serve un partito". In realtà, il Papa sembra distinguere tra la presenza dei cattolici in politica, il ruolo della Chiesa e il "pericolo" del partito cattolico. Noi popolari sturziani sappiamo bene che don  Luigi Sturzo ha sempre combattuto per un partito laico d'ispirazione cristiana, aperto a tutti, cattolici e non, legati da una comune visione del bene comune. Egli temeva il rischio dell'integralismo religioso e di confusione tra la diversa responsabilità della Chiesa nella vita della Fede e nella ricerca della Verità, e dei laici cattolici nella costruzione della società e delle istituzioni. Ieri, come oggi, il tema e' di attualità. Se il Papà ha affermato che l'impegno politico e' una sorta di martirio e che occorre cercare il bene comune senza farsi corrompere, ecco che dalla costruzione generale delle categorie cattolici in politica e produzione del bene comune, scendiamo alle specie  forma di organizzazione e modalità di rilevante presenza. Per meglio comprendere e' sufficiente fare tre esempi, tratti sempre dallo stesso giornale del primo maggio, legati alle parole di Luigino Bruni, sul rapporto tra innovazione nella scuola e logica di mercato. Stefano Zamagni, quanto al rapporto tra materie prime agricole e speculazioni finanziarie. Carlo Costalli, sull'assenza di un progetto di crescita per il Paese. Questi tre interventi hanno in comune l'appiattimento delle scelte culturali, economiche e sociali, sul paradigma della logica del mercato globale, insofferente alla responsabilità verso il prossimo e al rispetto delle forme di partecipazione democratica nella costruzione dei modelli di crescita, in quanto ritenuti un inutile rallentamento alla standardizzazione, produzione e movimentazione delle risorse finanziarie.  Si comprende come i loro ragionamenti riguardino l'economia, il lavoro, la produzione e il futuro dei giovani. Rispetto alla criticità rilevate, e al conseguente auspicato indirizzo a una diversa prospettiva propria del  Bene Comune, in modo omogeneo o ispirato dalla Dottrina Sociale della Chiesa, manca nelle suddette analisi il termine essenziale del "fattore umano". Mi spiego, sappiamo tutti che i cattolici in politica ci sono già e nei diversi partiti. Com'è noto dal 1994, risultano irrilevanti e i risultati sono evidenti. Non soltanto le criticità sopra indicate restano senza soluzione degna di un essere umano, ma i nuovi problemi vengono sepolti secondo schemi estranei ai valori cristiani, legati alla conservazione di privilegi e oligopoli. In sostanza, a cosa serva l'appello alla responsabilità per i cattolici e al senso del dovere per il bene comune, che deve spingersi fino al martirio, se manca qualsiasi prospettiva d'utilità sociale nel generoso sacrificio del singolo? De Gasperi e Schumann, cui il Papa ha fatto diretto riferimento, quali Santi per aver fatto politica e per i quali, al pari di Don Sturzo, pende il processo di beatificazione, hanno dato prova di aver saputo costruire una forma politica organizzata, secondo valori d'ispirazione cristiana, dopo le follie di una tirannia nazifascista che voleva globalizzare la forza dello stato sul valore e la dignità dell'uomo. Da soli non avrebbero potuto. E quando sono stati lasciati soli, per quanto ci riguarda Sturzo e De Gasperi, hanno dovuto soffrire l'esilio materiale e pratico. Una classe dirigente meritevole e d'ispirazione cristiana non si fonda dal nulla, non cresce se confonde Fede, opere sociali e politica; non è utile al Paese, all'Europa e al mondo se non ha la forza di progettare e governare le istituzioni.  La cooptazione di soli fedelissimi, falangisti del compromesso al ribasso sui valori, e la scelta dei cavalli di Caligola, oltre a essere humus della corruzione, e' parte di un sistema che non vogliamo più accettare, fatto di "Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini." Proprio ciò che Papa Francesco in altri interventi ha già condannato.

Papa Francesco: «I cattolici devono fare politica, ma non serve un partito»

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