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Titolo:Apertura del forum
Autore Discussione
Terravecchia
Numero messaggi: 2
Con questo messaggio apro ufficialmente il forum di discussione.

Cito di seguito alcuni passi che mi paiono fornire degli spunti di riflessione utili.

Gian Paolo Terravecchia


Martin Luther King: “ci alziamo al mattino e ci laviamo con una spugna pescata nei Caraibi, infiliamo calze tessute con cotone africano, beviamo una tazza di caffè dell’Honduras, zuccherato con la canna coltivata in Brasile, afferriamo la borsa in pelle conciata nel Pakistan e – prima di uscire di casa – abbiamo già fatto tre volte il giro del mondo”.


Don Sturzo nel 1928 disse: “Alcuni hanno timore della potenza enorme che ha acquistato e acquista sempre più il capitalismo internazionale che, superando confini statali e limiti geografici, viene quasi a costituire uno stato nello stato. Tale timore è simile a quello per le acque di un fiume; davanti al pericolo dello straripamento, gli uomini si sforzano di garantire città e campagne con canali, dighe e altre opere di difesa: nel medesimo tempo lo utilizzano per la navigazione, l’irrigazione, la forza motrice e così via. Il grande fiume è una grande ricchezza e può essere un grave danno: dipende dagli uomini, in gran parte, evitare questo danno. Quello che non dipende dagli uomini è che il fiume non esista. Così è del grande fiume dell’economia internazionale. La sua importanza moderna risale alla grande industria del secolo scorso: il suo sviluppo, attraverso invenzioni scientifiche di assai grande portata nel campo della fisica e della chimica, diverrà ancora più importante, anzi gigantesco, con la razionale utilizzazione delle grandi forze della natura. Nessuno può ragionevolmente opporsi a simile prospettiva: ciascuno deve concorrere ad indirizzare il grande fiume verso il vantaggio comune”.


In anni non lontani è stato sostenuto che lo sviluppo dipendesse dall’isolamento dei Paesi più poveri dal mercato mondiale e dalla loro fiducia nelle sole proprie forze. L’esperienza recente ha mostrato che i Paesi che si sono esclusi hanno conosciuto stagnazione e regresso, mentre hanno conosciuto sviluppo i Paesi che sono riusciti ad entrare nella generale interconnessione delle attività economiche a livello internazionale.
GIOVANNI PAOLO II, Centesimus Annus (n. 33)


Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. È l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica.
GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Missio (n. 58).
Terravecchia
cargnielsie
Numero messaggi: 1
Stim.mo Prof. G.P. Terravecchia,
sono Elsie Cargniel e a causa di un inconveniente non ho potuto partecipare alla prima riunione inerente la "Globalizzazione" chiedo se è possibile avere gli atti o relazione della prima giornata.
Ho letto i suoi spunti di riflessione, direi che veramente mirano a scuotere le coscienze. A mio avviso non è detto che la globalizzazione economica porti come naturale conseguenza un benessere uniformato nel globo, anzi... Partendo proprio dal pensiero di Giovanni Paolo II Redemptoris Missio (n.58) nel quale si sotiene che lo sviluppo di un popolo deriva dalla formazione delle coscienze dalla maturazione delle mentalità... Oserei dire che come un giovane se troppo uniformato al gruppo diventa "una fotocopia dei tanti", così un popolo che perde la propria identità ne risulta impoverito delle tradizioni e culture locali, arricchito magari di altre, ma del suo modo innato, della sua genuinità e mentalità cosa succederà dopo una decina d'anni? Non dico di imporre lo studio o l'idioma della cultura locale, direi piuttosto di fornire gli elementi per poter conoscerla dando possibilità alle scuole di poter inserire nelle materie d'insegnamento anche quella inerente gli usi e costumi locali, nonchè l'idioma locale, senza nulla togliere al naturale processo di globalizzazione che credo sia ormai inarrestabile e quindi "lo studio del locale..." non deve andare a scapito della formazione "globalizzata...", si potrebbero dare degli incentivi alle varie filologiche perchè organizzino delle serate o dei corsi di divulgazione della "cultura locale" aprire corsi universitari.. Insomma dare comunque la possibilità al cittadino o chiunque abbia il desiderio per senso di appartenenza o per desiderio di conoscenza la possibilità di non perdere o conoscere la cultura locale. E' come salvaguardare un patrimonio di famiglia... bisogna conoscere gli stumenti per non perderlo... Significa così creare posti di lavoro perché le persone che insegneranno la cultura locale, la potrebbero portare anche in altri Paesi (procedendo di fatto a scambi interculrurali..), e così via…. Se nel secolo scorso grande importanza ebbe l’industria, che grazie alle sofisticate tecnologie e sfruttamento della natura hanno portato a risultati eccezionali, oggi bisogna pensare a tutelare la natura stessa (vedi inquinamento globalizzato… esaurimento delle risorse naturali globalizzato…) quindi perché non inserire una nuova marcia partendo proprio dalla divulgazione delle culture locali diffondendo oltre che usi e costumi anche arti artigianato, i cosiddetti mestieri antichi (pochi ragazzi sanno come si coltivava la terra ai tempi dei nostri trisavoli, come si faceva il burro, come si facevano le scarpe, gli arazzi, i vestiti, i mezzi di trasporto….) Vedo attraverso ciò l’unico modo non dico per uscire dall’occhio del ciclone ma almeno per non lasciarci prendere senza nulla tentare… Consideriamo che il processo è in atto ed è, a detta di esperti, inarrestabile.

28-11-02 15:20

Terravecchia
Numero messaggi: 2
Cara Elsie,
grazie per il tuo intervento. Non vorrei entrare nel merito delle molte cose importanti che dici, lasciando aperta la discussione a tutti coloro che vorranno intervenire.

Volevo piuttosto dirti che il prof. D'Eredità sta risistemando i materiali della sua relazione e ha promesso di farceli avere al più presto. Appena possibile li renderò disponibili in rete.

Gian Paolo Terravecchia

28-11-02 23:30

umby
Numero messaggi: 2
Salve a chi legge, il tema della globalizzazione è molto stimolante e mi spiace che questo forum (che scopro adesso) sia, per cosí dire, poco frequentato. Purtroppo non ho trovato in rete il lavoro del professore che ha tenuto il convegno per cui, volendo parlare di globalizzazione, la individuerei come un processo progressivo che partendo dalla libera circolazione di capitali e informazione giunge alla libera circolazione di merci e persone. Non è un processo naturale e si presta a strumentalizzazioni per cui va regolamentato soprattutto contro l'invadenza ed i protezionismi dei prepotenti che poi saremmo noi occidentali. Un tale processo porterebbe ad un arresto della crescita del tenore di vita dell'occidente e contemporaneamente ad un vasto miglioramento delle condizioni di vita di quelle popolazioni che oggi si adagiano in attesa della nostra carità "pelosa".
Per me la globalizzazione è la vera speranza dei poveri, a patto che noi abbiamo l'onestà di regolamentarla con equità e apertura riconoscendo a tutti il medesimo diritto di accesso al mercato globale.
Che ne pensate? Umberto

31-01-03 15:41

umby
Numero messaggi: 2
Domanda: come mai non si può intervenire negli altri due forum riguardanti le lezioni in corso? Ci sarebbe qualche domandina specifica che non c'è tempo di porre al termine delle esposizioni. Grazie Umberto De Monte

31-01-03 15:45